CHIAREZZA SU BLUE WHALE

Iniziamo a fare un po di chiarezza su questa nuova paura della primavera 2017. Balena, blu, proprio come le balene che stanno nei fondali marini, tutti lo sanno e pochi le vedono, questa è la favola mediatica di questo inizio anno, c’è stata da sempre, ma ora la vedono nel modo sbagliato, e qui vi spiego.

Tutto ha inizio con il servizio delle Iene, si parla di un gioco assurdo, dove attraverso un rituale, si spinge un giovane, debole e depresso, verso il suicidio. Postando un messaggio con l’hashtag #f57, porterebbe subito al contatto con un “master” o “tutore” che ti sottoporrebbe a prove ben precise, che in caso di disobbedienza, porterebbero a ritorsioni violente sulla famiglia del “giocatore”.

Io già quando ho letto questa notizia, mi sono messo a sorridere, perchè non è possibile che un tutore online, mi può controllare se gli dico che ho fatto una cosa e invece non l’ho fatta, ma si sa, ora la rete è strana, le cose più strane passano per vere, le notizie vere, passano per false. Blue Whale è un po come le leggende che i ragazzi adolescenti raccontano d’estate su una panchina, o in America, si raccontano attorno ad un fuoco al campeggio. Alcune di esse alla fine sono arrivate al grande pubblico, come nel caso di “Slender Man”, entrare nell’immaginario collettivo e trasformarsi in film dell’orrore, videogiochi, fumetti, ecc. ecc.

Ma vediamo ora come questa “storia” è stata ripresa e trasformata dalla stampa. Il primo articolo è del 2016, sul sito russo “Novaya Gazeta”, dove racconta che decine di ragazzi si sarebbero suicidati nell’arco di sei mesi. Un articolo perfetto per una condivisione poco attenta ed estremamente virale, tutto perché le informazioni sono in russo, difficilmente verificabili, morbosità che aumenta la lettura, quindi si diffonde a macchia d’olio. Secondo il sito, alcuni dei suicidi, facevano parte di gruppi su Vkontaktem, il più diffuso social russo. “Novaya Gazeta” parla di almeno 8 morti legate a questo gioco, ma una successiva inchiesta, non ha trovato riscontri a questa informazione. Si scopre che è vero che i suicidi ci sono stati e che dei ragazzi postano foto di autolesionismo, che chiedono di giocare a questo gioco, ma sembra che sia tutta una vicenda che si basa sull’autosuggestione. E proprio questo ha portato un giornale inglese, a riprendere questo articolo, poi si è tutto autoalimentato, dietro a questa favola mediatica, creando ora, soprattutto in Inghilterra e Italia, emulazioni, leggende e paure. Internet è pieno, purtroppo di numerosi gruppi di discussione legati al suicidio, alcuni cercano di aiutare a non commetterlo, altri sono invece luoghi d’incontro per chi cerca consigli su come renderlo indolore o trovare qualcuno con cui commetterlo. Secondo queste pagine, si fa riferimento a Blue Whale come leggenda metropolitana, anche se poi, con il diffondersi della notizia, è sempre difficile separare mitomani, emulatori e impostori che girano in tutti i più famosi social. In uno di questi è nato un altro falso mito, Rita Palenkova. Con questo nome si identifica una ragazza che si sarebbe uccisa dopo aver pubblicato una foto su VK.com e avrebbe fatto parte di un culto, mai identificato. Questa foto è stata condivisa e ricondivisa sui social russi, con foto scioccanti, video esoterici, per trasformarla in una sorta di oscuro meme del suicidio, perfetto per plagiare le persone più deboli. Ma il dubbio viene fuori, che il personaggio sia montato ad arte, quando nei video, si notano strani simboli, che si sono rivelati essere il logo di una marca di lingerie.

Un’altra cosa che ha attratto in inganno sono gli Arg, ovvero giochi di realtà alternativa, molto criptici, che mescolano filmati da decifrare, con gruppi di appassionati ansiosi di risolverli. Alcuni di questi gruppi sono stati scambiati come gruppi di persone che giocavano a Blue Whale, quando in realtà risolvevano dei semplici enigmi.

Un altro sito russo (lenta.ru) ha svelato uno dei motivi per cui in Russia sono nati alcuni gruppi legati al suicidio. More Kitov, creatore della community “Sea of Wales” ha dichiarato che non voleva spingere i ragazzi al suicidio, ma cercava solo di far decollare le sue pagine, come Filip Lis, amministratore della pagina f57, cercava un modo per fare velocemente molti iscritti, infatti Vkontakte, come Facebook, le pagine molto seguite hanno un grande valore commerciale.

Allora come mai la Russia è diventata terreno fertile per Blue Whale? Secondo i dati ufficiali russi, il 62% dei suicidi giovanili avvengono per conflitti con membri della famiglia, amici, insegnanti, ecc. Guardando meglio i dati, esce fuori che i suicidi decrescono, ma sono in forte aumento quelli giovanili, con un picco di 461 nel 2013.

Parliamo ora di Philip Budeikin, che ora molti, associano a questo gioco virale. Il ragazzo è stato arrestato nel 2016, ha confessato di aver spinto al suicidio persone (sembra 17), che lui riteneva “rifiuti biologici”. Quindi, la sua intervista, risale ad un anno fa, ma tirarla fuori oggi, è stato l’asso nella manica per far crescere ancora la notizia della balena blu. Tra l’altro, ha confessato che f57 non ha nessun significato nascosto, ma sono semplicemente la prima lettera del suo nome e 57 le ultime due cifre del suo numero telefonico. Quindi questa è la classica notizia che riportata e fatta circolare, rischia, anzi si sta trasformando in un boomerang, perchè anche in Italia sono arrivati i primi emulatori che hanno portato la Polizia Postale a fare i primi interventi nella nostra Nazione, di una cosa che abbiamo alla fine creato noi. Bastava semplicemente che i nostri giornalisti, facevano qualche approfondimento in più, come successo in molti paesi, per non far scoppiare il caso, che non esisteva.

La verità è che in Blue Whale, probabilmente c’è molto meno di ciò che siamo portati a credere e che purtroppo la suggestione e l’emulazione giocano un ruolo fondamentale in questi eventi mediatici che esplodono all’improvviso. Ci troviamo di fronte a uno di quei casi in cui iul racconto si è fatto verità grazie alla voglia di alcuni di giocare con la mente di persone particolarmente vulnerabili, per questo è giusto parlarne con correttezza e senza giungere a facili conclusioni.

Orami qualunque cosa può essere o non essere Blue Whale, ma rimane una parola, e le parole hanno potere solo se glielo diamo noi.

Concludo con altri due link dove potete trovare altri interessanti notizie.
Il primo che potete leggere è di una psicologa che si occupa da 15 anni di cutting e autolesionismo, vi farà conoscere una realtà che neanche vi potete immaginare.

http://www.labasesicura.it/blog/94-psicologia-attualit%C3%A0/361-blue-whale-il-vero-pericolo-per-i-nostri-figli?jjj=1496324813732&jjj=1496325215863

Il secondo è di Arianna Ciccone, che con il suo sito Valigia Blu, ripercorre meglio di me le tappe che hanno portato le persone a credere e far vivere questa “leggenda mediatica”.

http://www.valigiablu.it/bluewhale-suicidi-iene/

Buona lettura a tutti.

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